Il comunista che salvò l’Italia
Quando, nell’estate del 2011, l’Italia si è trovata al centro di una pressione finanziaria internazionale di inusitata potenza, alla quale il governo di Silvio Berlusconi, con una maggioranza ormai sfilacciata, non sembrava in grado di far fronte, Giorgio Napolitano si assunse la responsabilità di aprire una fase politica completamente nuova e di imporla alle maggiori forze parlamentari.
19 AGO 20

Quando, nell’estate del 2011, l’Italia si è trovata al centro di una pressione finanziaria internazionale di inusitata potenza, alla quale il governo di Silvio Berlusconi, con una maggioranza ormai sfilacciata, non sembrava in grado di far fronte, Giorgio Napolitano si assunse la responsabilità di aprire una fase politica completamente nuova e di imporla alle maggiori forze parlamentari. Questa rivoluzione felpata nelle forme ma contundente nella sostanza esprimeva una capacità di persuasione e di condizionamento esercitata da una personalità politica che veniva da un passato controverso, con radici in un’ideologia superata, caratterizzato più da sconfitte che da successi. Il paradosso di questa contraddizione tra un passato onorevolmente mediocre e un presente apparentemente titanico è stato poco esaminato, quando non addirittura trascurato o occultato. Invece scavando in questa dialettica si possono forse rintracciare le radici dell’operazione Monti e vedere come questa si inscriva in tendenze di lungo periodo della vicenda italiana, che si sono rispecchiate in modo specifico in quella di Napolitano.
La prima puntata della biografia politica di Giorgio Napolitano scritta da Sergio Soave è in edicola sul Foglio di domani.